Commento su articolo di Alberto Testa

Articolo del 2001

 

Prima di tutto cambierei il titolo all’articolo apparso a firma di Alberto Testa, sull’Unione Sarda del 4 corrente, sostituendo “Da Garibaldi  a Mario Melis” con un più concreto “Da Mario Melis a Bettino Craxi”.

Nella brillante evocazione dello statista milanese, Alberto Testa ricorda alcuni riferimenti alla politica sarda ed alla piena disponibilità dichiarata dallo stesso Craxi nei confronti della Giunta da me presieduta; di più a suo dire le porte del Viminale sarebbero state spalancate a Mario Melis, ricevuto “da pari a pari” dallo stesso Craxi scortato da tre ministri del suo Governo. Purtroppo, nonostante i sardi avessero ragione da vendere, la Giunta secondo Craxi esauriva il suo operare con “parole in libertà cui non seguivano fatti”.

Lungi da me l’intenzione di polemizzare. Fra l’altro, pur avendo da deputato votato sempre contro il suo governo, ne apprezzavo la forte personalità e il respiro politico delle sue iniziative. Ma la verità prima e sopra tutto.

Bettino Craxi fu sin da subito ostile alla mia Giunta non solo in forma tacita ma esplicita. Me ne parlò, nel corso di un’intervista, Ezio Mauro, oggi direttore di “La Repubblica”, al quale preannunciò il voto contrario dei socialisti sardi alla Giunta in via di formazione. In effetti socialisti e socialdemocratici non accettarono inizialmente di farne parte limitandosi a sostenerci solo col voto esterno, ma sottoponendoci costantemente a pesanti critiche e sospensive nel dibattito in aula.

Ma la politica non è per sua natura statica. Dopo un anno di fervida attività di Governo, socialisti e socialdemocratici chiesero ed ottennero di entrare a far parte organica della Giunta ed i rapporti con i ministri socialisti, già buoni, continuarono favorendo concrete soluzioni di antichi problemi.

Non così con Bettino Craxi che rifiutò d’incontrarmi per anni. La ragione era politica. La mia Giunta era antitetica al suo Governo perché mentre la composizione di questo inglobava democristiani ed escludeva i comunisti, la Giunta regionale aveva i comunisti ed escludeva i democristiani.

Ripeto: per anni non scambiammo neppure una telefonata sino a che…, già sino a che venne a Cagliari per ragioni istituzionali ed alla Fiera Campionaria, pur nel rispetto della cortesia formale, pronunziammo discorsi dialetticamente polemici ma aperti a possibili convergenze su temi vitali per i valori rispettivamente rappresentati.

Da quel giorno senza particolari spiegazioni mi dimostrò attenzione e stima.

Ci incontrammo qualche mese dopo alla Maddalena e nel comune ricordo di Garibaldi si rinsaldò tacitamente un rapporto di solidarietà (?) che non si è più interrotto. Purtroppo tutto ciò avveniva alla vigilia delle sue dimissioni da Presidente del Consiglio.

Mi spiace che nel dialogo con Testa abbia espresso delusione. In effetti alcuni processi erano ancora in corso ma altri erano già definiti come ad esempio la riduzione della disoccupazione sarda dal 23,9% a poco più del 19% ed il contestuale aumento dell’occupazione di 52000 unità. Nel campo sanitario facemmo cessare – in parte rilevante – gli amari viaggi della speranza creando le infrastrutture per il trapianto di cuore, di fegato e per leucemici e microcitemici le camere iperbariche per il trapianto di midollo.

In quegli anni non una linea di produzione dell’industria pubblica e privata si fermò nonostante i molti attentati dei boiardi di stato, mentre il sostegno alle imprese fu consolidato dall’istituzione regionale del Consorzio 21. Anche la cultura, come la ricerca, ottennero l’impegno attivo della Giunta che finanziò la creazione della libera Università AILUN a Nuoro, e sostenne l’estensione territoriale di alcune facoltà delle Università di Cagliari e Sassari, mentre molte decine di miliardi sostenevano le loro ricerche. Non di poco momento fu l’istituzione del centro di ricerca informatica presieduto dal Nobel Rubbia; Cagliari città ha ottenuto dall’iniziativa della Giunta il finanziamento del Porto Canale che con i suoi circa 1000 ettari di Zona Franca costituisce il primo importante presidio di economia marittima che rompendo l’isolamento sardo ne esalti, con l’ammodernamento dei Porti di Oristano, Arbatax, Olbia e Porto Torres la centralità mediterranea.

Sempre in quegli anni, l’ex porto agricolo aumentò di quasi il 30% e quello globale di oltre il 20%.

Molto ancora è stato fatto e mi spiace tacerne per ragioni di spazio, ma moltissimo resta da fare e credo che se Craxi fosse ancora sulla scena politica ne avrebbe preso atto. Era uomo fervido, volitivo, dinamico e capace di vedere oltre i vasti orizzonti che sapeva dischiudere alla speranza di milioni di italiani.

Non contesto certo il valore e la correttezza di Mani Pulite, ma sono certo che la storia una volta spente le animosità passionali o strumentali delle odierne polemiche, gli restituirà il ruolo di Uomo di Stato la cui statura continuerà a diffondere, nel tempo, luci ed ombre, come si addice a quanti hanno saputo ergersi sulla folla e progettarne il futuro.