Sigg. Componenti del Consiglio Nazionale del Partito Sardo d’Azione
Nel corso del dibattito svoltosi in seno all’ultimo consiglio nazionale del Partito (S. Giusta 18 novembre 1995) mi sono state rivolte critiche alle quali ho risposto solo in parte perché formulate dopo il mio intervento o perché avrebbero comportato un tempo non compatibile con la dinamica dei lavori.
Critiche alla dirigenza
Ho già risposto parzialmente in Consiglio Nazionale. Ritengo grave errore politico e pessimo esempio di violazione dei principi di democrazia interna al Partito l’aver, di fatto, espulso dal Partito un gruppo di amici sol per il fatto di aver criticato pubblicamente la decisione della segreteria.
Nel corso della militanza ho ottenuto gratificazioni morali e onori come nessun altro in precedenza. È vero.
Sono di questo orgoglioso. Osservo però che tali gratificazioni e onori mi sono derivate dai voti di decine di migliaia di cittadini, molti dei quali sardisti militanti, e da una stragrande parte non militante che, di volta in volta, mi hanno eletto nelle diverse assemblee delle quali ho fatto parte.
È altresì vero che gli onori e le gratificazioni che ho conquistato nei diversi confronti elettorali potevano conquistarli, in nome del Partito Sardo d’Azione, alcune centinaia di persone che sono state candidate insieme a me.
La candidatura ne l’ha data (nella maggior parte dei casi “chiesta” e in certo senso “imposta”) il Partito, ma i voti me li hanno dati i cittadini.
Sono grato agli amici che si sono candidati assieme a me perché hanno contribuito al successo del Partito, ma né loro né io avevamo poteri sugli elettori che votavano secondo coscienza e simpatia.
Simpatia di cui vado orgoglioso perché, elezioni o no, si rinnova ogni giorno da Cagliari a Santa Teresa.
Ma ciò che mi dà più orgoglio è la paura che di questa simpatia (che a settantacinque anni godo nella opinione pubblica sarda) hanno tanti che sperano di ottenere voti ed elezioni se io non sono candidato.
Questo testimonia una sola cosa: che il nostro lavoro politico ha lasciato tracce positive nel cuore della gente e che chi vorrebbe inserirsi, non tanto al mio posto, (visto che non ricopro alcun incarico), ma nella preferenza della gente teme che nel confronto ne uscirebbe schiacciato.
Quello che è certo è che non ho mai chiesto incarichi di nomina partitica tipo banche, Enti pubblici od economici, regionali, statali e nel parastato. In quel sottobosco non vi sono mai entrato né io né alcuno della mia famiglia.
…
Questo significa che in quei cinque anni di Amministrazione regionale e Partito hanno offerto un’immagine vincente. Quello che posso dire con sicurezza è che molti dei successi iniziali erano dei sardisti, ma tanti altri erano espressione di una corrente di opinione del sardismo diffuso che andava addirittura crescendo e che per cinque anni è rimasto costante.
Quando, lasciato il governo regionale, ho perso di fatto il contatto e la collaborazione attiva con la segreteria del Partito e questo è precipitato nelle risse che ancora continuano, ebbene i voti si sono dispersi e si vanno disperdendo.
Colpa dei dirigenti certo! Ciascuno si prenda le sue responsabilità.
Chi credeva di vivere di rendita del lavoro e del prestigio guadagnato da altri ha sbagliato. La politica cammina con le gambe degli uomini.
Il progressivo, rovinoso calo lo si è registrato dopo, quando superata la segreteria Sanna sono iniziate le coltellate fra le piccole, meschine aspirazioni di tante sperate ambizioni alla segreteria e dirigenza del Partito. Cinque segretari che si susseguono in pochi anni dimostrano solo rissosità interna, fragilità di maggioranze e opposizioni allo sbando, mancanza di idee politiche forti, vigorose, coinvolgenti, ma sono piccole guerre intestine che logorano il Partito e lo squalificano avanti l’opinione pubblica.
Ebbene non mi sono mai candidato alla segreteria del Partito. Ogni volta che ho tentato di inserirmi per sostenere, spesso sbagliando, un qualche candidato, mi si è detto: tu devi essere al di sopra delle parti. Come a dire: stai zitto.
Che ci faccio al di sopra delle parti? Do benedizioni, esorto tutti a volersi bene e a guardare l’aurora che nel nostro comune impegno sorgerà finalmente dai graniti?
La politica è proposta, è impegno, coinvolgimento, passione, entusiasmo, sofferenza, cultura, studio, lavoro. Non si può chiedere a chi fa politica di restare immobile e zitto perché qualunque cosa dica, anche la più saggia, chi non me trae vantaggi dirà che non è espressione “al di sopra delle parti”, ma partigiana.