Nell’affrontare questo dibattito mi è caro ricordare il collega Max Simeoni alla cui sensibilità politica va il merito di aver proposto all’attenzione del Parlamento il pericolo incombente su una delle aree più belle, suggestive e popolose del Mediterraneo: lo stretto di Bonifacio, costantemente esposto alla minaccia di catastrofe ecologica in conseguenza dell’intenso traffico di petroliere che quotidianamente vi si svolge.
Intorno all’iniziativa di Simeoni si sono mobilitati tanti illustri colleghi ma soprattutto, le popolazioni sardo-corse che hanno sottoscritto una petizione perché si torni alle antiche rotte lungo le coste occidentali delle due isole.
Certo, la marea nera che inquina i nostri mari non deriva tanto da cause accidentali, quanto dalla pratica speculativa (80%) dell’armamento marittimo che, per garantirsi utili parassitari, si serve ancora di navi vecchie, superate per tecnologia, funzionalità e sicurezza. In dispregio delle norme statali e internazionali e nella debole azione dei Governi che firmano i trattati che sono i primi a non rispettare, scaricano in mare oli di sentina, il lavaggio delle stive e quanto altro non più necessario all’economia del trasporto.
Mare d’Irlanda, Canale della Manica, Mar Baltico soffrono di tale degrado da legittimare ben diverso impegno dei Governi e della stessa Comunità.
Ma, colleghi, il mare più inquinato del mondo è sicuramente il Mediterraneo. Le cifre sono inesorabili:
pur rappresentando lo 0,7% della massa d’acqua del pianeta, ne sopporta 1/4 del traffico navale, registrando perciò un alto grado di tossicità del suo patrimonio ittico e ben 38 mg. di catrame pelagico, contro i 10 mg. dei Caraibi sion allo 0,04% dell’Atlantico nord occidentale.
Nel caso di Bonifacio, nondimeno, la preoccupazione emergente è la catastrofe ecologica resa possibile per la violenza dei venti, la tempestività del suo mare, le diffuse scogliere e le numerose isole che ne fanno una luminosa costellazione di gemme preziose nell’azzurro del Mediterraneo, ma anche una delle rotte più pericolose come testimoniano i molti naufragi che ne hanno segnato la storia.
Solo l’istituzione di un parco marino internazionale che ricomprenda le isole dell’arcipelago e le rive dello stretto, potrà restituire alla civiltà mediterranea un patrimonio d’inestimabile bellezza nella luminosità dei suoi colori, nella forza dei suoi paesaggi, nelle irripetibili pagine di storia che hanno cadenzato la vita e il lavoro fervido e creativo delle sue popolazioni.
Intervento sulla relazione Bertenz concernente l’inquinamento marino da idrocarburi – Parlamento Europeo – 19 settembre 1992
27 Marzo 2025 by