Intervento del Presidente della Regione Sarda – Convegno della Banca Popolare di Sassari “Convention ’86” – Quartu S. Elena – 24 maggio 1986

Ho accettato, ben volentieri, l’invito che mi è stato rivolto, di partecipare a questo Vostro incontro per il significato innovativo che l’assemblea di oggi esprime.
Una assemblea propositiva, che vede protagonisti i dipendenti della Banca, ricchi delle loro esperienze ed impegnati a dare vitalità, efficienza e capacità organizzativa ad un Istituto che sta guadagnando progressivamente la fiducia della società Sarda.
È una azienda, la vostra, che si sta muovendo con grande incisività, con forza, con orientamenti sufficientemente precisi nel mondo economico e finanziario sardo; che sta realizzando e contribuendo a realizzare finalità che non sono soltanto private, ma che si compenetrano nei pubblici interessi.
Io ho avuto il piacere, qualche tempo fa, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi locali della Direzione Generale sassarese, di prendere la parola per sottolineare l’esigenza che il sistema bancario sardo si scuotesse di dosso questa sorta di inerzia nella quale rischiava di da un certo numero di anni, perdendo ogni senso di competitività, di ruolo imprenditoriale, e quindi del rischio; facendo eccessivo ricorso alle istituzioni pubbliche, alle fidejussioni regionali, alle garanzie, a tutte le varie forme di contribuzione pubblica all’imprenditore, per cui la Banca si limitava soltanto a erogare somme il cui ritorno era sicuramente garantito dall’ente pubblico.
Banche che parevano aver ormai perduto anche il ruolo di stimolo ed impulso dell’economia, con tassi di interesse decisamente superiori alla media nazionale, con un ruolo che, in fin dei conti, cominciava a rendersi pesante e tale da preoccupare per le prospettive che, nella cosiddetta prefigurazione della rinascita, gli Istituti Finanziari avrebbero dovuto assolvere in Sardegna.
E devo dare atto, alla Banca Popolare di Sassari, di avere colto con grande sensibilità questo messaggio e questo monito, sì da conquistarsi il rispetto e l’attenzione del potere Regionale, che lo ha voluto tra i suoi nuovi Tesorieri.
Un riconoscimento che io ritengo dia a questo istituto una legittimazione che è superiore al suo ruolo finanziario nell’ambito della Tesoreria Regionale, e che si realizza proprio in virtù del prestigio che la massima istituzione autonomistica della Sardegna Vi ha affidato.
Ecco, oggi voi dipendenti della Banca vi raccogliete in riflessione sul modo migliore di utilizzare le vostre esperienze, per mettere insieme il vostro patrimonio di conoscenza, di sensibilità, di cultura, che voi avete potuto accumulare nel rapporto con la società, con gli operatori, con il mondo che produce e che realizza nel sacrificio il quotidiano progresso della nostra gente. Di tutti costoro voi conoscete le ansie, le debolezze, gli empiti; ne conoscete anche le speranze, e tutta la forza morale che è diffusa in questa   società, che ha bisogno di crescere, che necessita di solidarietà, che ha bisogno di istituzioni che funzionino non per regalare, non per esprimere delle generiche solidarietà, ma per mettere insieme tutte quelle energie suscettibili di creare progresso reale.
Ed allora, vediamo con simpatia l’impegno (peraltro consentito anche da noi), di questo istituto, che ha il consenso dei suoi dipendenti, che ne sono l’immagine, la mente, le gambe, che sono il suo prestigio e la sua forza.
Ecco, quando un’istituzione può fare affidamento su questi valori, ha certamente davanti a sé una strada aperta.
Allora è legittimo dare all’istituto la fiducia ed il consenso necessari perché esso si impegni in settori nuovi e diversificati; perché si amplino i settori del mercato, perché si ampli il ruolo incentivante che, l’istituto stesso, può assolvere nella società, anche attraverso l’abilitazione all’ esercizio del credito speciale.
La dinamica imprenditoriale chiama nuovi servizi, flessibili, tempestivi, di alta qualificazione, che mettano in condizioni gli operatori di reggere il confronto con le economie concorrenti.
Ed è importante, che si cominci a pensare, da parte di istituzioni, di organizzazioni finanziarie quale la Vostra, di fare della Sardegna il centro, il punto di forza, dal quale irradiare la propria azione, dal quale fare il punto di snodo delle proprie potenzialità.
Non per chiudersi: guai! Sappiamo bene come i rapporti di complementarietà e di interdipendenza nelle moderne economie non lo consentano; sappiamo bene che d’altronde sarebbe poi una forma di morte civile per l’intera Società Sarda; ma il partire da questa realtà non servendosene solo come supporto per un lancio esterno, ma il realizzare in questa realtà il punto di forza per la crescita e per l’integrazione con l’esterno, questo è un fatto politico di cui l’amministrazione Regionale non può che tenere conto in termini estremamente positivi.
Così come guardiamo con simpatia il fatto che oggi voi lanciate questa sorta di messaggio al mondo degli emigrati sardi, che da qualche tempo hanno allentato il rapporto che avevano con la loro terra di origine.
Le rimesse, i trasferimenti degli emigrati sono sempre in riduzione ed abbiamo bisogno di recuperare, non tanto per le risorse finanziarie che possono inviare in Sardegna, ma per il patrimonio di umanità che rischiamo di perdere, che rischia di inaridirsi in solitudine e in terre lontane. Abbiamo bisogno di ristabilire questo rapporto che è una forza spirituale, culturale, di cui la Sardegna non deve né può privarsi.
Il mondo della nostra emigrazione racchiude d’altronde esperienze e professionalità che possono essere recuperate alla nostra economia e ai nostri processi produttivi. Questa vostra presenza nei luoghi dell’emigrazione, questo vostro operare in mezzo a loro è certamente un contributo che noi non possiamo che apprezzare.
Concentrare le risorse, impegnarsi a reinvestire in Sardegna per mobilitare le potenzialità presenti in Sardegna, è certamente per noi un fatto di grande importanza. Questo vostro impegno nei settori delle leggi nazionali, delle leggi speciali, delle leggi che. mobilitano il commercio, la riconversione, la ristrutturazione industriale. Queste vostre nuove tecnologie, questi nuovi servizi, che rappresentano veramente il fatto innovativo, il modo nuovo di incoraggiare lo sviluppo, sono per noi la certezza che l’Istituto sia inserito nelle forme più adeguate, al ritmo dei tempi che stiamo vivendo.
Sono temi che erano presenti nelle dichiarazioni del Presidente della Giunta all’atto dell’insediamento di questo governo regionale, sono temi che ritroviamo nella operatività quotidiana delle istituzioni.
Noi abbiamo costituito un organismo che deve dare omogeneità e coordinamento alle diverse componenti dell’economia, e quindi, in particolare alle istituzioni finanziarie, che sono protagoniste di questo impulso, di questo momento di espansione economica.
Dobbiamo riuscire a ricondurre la prospettiva economica al di fuori dei tradizionali rapporti di dipendenza. Dobbiamo lottare perché lo sviluppo sardo riesca a mobilitare le risorse auto-propulsive, sì da creare non certamente con la magia dei velleitarismi facili, ma con la serietà e il vigore razionale con la forza morale di un popolo che ha antica esperienza e antica capacità di sacrificio, finalmente quelle prospettive e quelle possibilità concrete indispensabili   per uscire dal sottosviluppo.
Ecco, noi siamo impegnati in questa opera, con tutta l’energia e la forza morale e politica che il governo della Regione deve esprimere.
Siamo impegnati in una revisione critica della legislazione regionale in materia di credito, che consenta di dare attuazione all’art. 4 del nostro statuto, in attesa di una revisione costituzionale dello statuto stesso; ciò perché chi non governa l’economia della propria Regione, non governa la società, non governa lo sviluppo.
Ed evidentemente, noi rivendichiamo con forza questa possibilità a questa prospettiva: ma quanto meno servirci, dopo 40 anni di autonomia, delle norme che lo statuto ci consente.
Che dirvi. Noi non possiamo che apprezzare tutte quelle iniziative che tendono a mobilitare la presa di coscienza, che tendono a mobilitare tutte le forze che sono presenti nella nostra società.
E Voi siete, una forza importante fra queste. Siete una forza giovane, siete una forza che apre le strade del domani; la testimonianza di questo convegno, credo che ne dia la certezza.
Auguri, buon lavoro.