MELIS Al Ministro della difesa
Per conoscere quali accertamenti siano stati disposti in relazione al decesso del soldato Trs. Soru Igino, classe 1958, già in servizio presso il Centro difesa elettronica – 9° Battaglione, CTU.ELT. « Rombo » di Anzio, avvenute in data 5 gennaio 1978 nel Policlinico «Umberto I» di Roma, ove era stato trasferito qualche minuto prima dall’ospedale militare «Celio».
L’interrogante rileva l’estrema singolarità del caso ove si ricordi che il giovane Soru avvertì i piami sintomi di malattia il 28 dicembre 1977 e fu ricoverato lo stesso giorno, o quello successivo, presso il citato ospedale «Celio».
Ai familiari, che chiedevano a mezzo telefono notizie, i sanitari escludevano, in un primo tempo, l’avvenuto ricovero, dandone conferma solo i, dopo l’intervento dei carabinieri| di Carbonia ai quali si erano rivolti gli angosciati genitori del ragazzo. In effetti a questi ultimi erano state, di fatto, negate le informazioni telefoniche sul decorso della malattia sino al giorno 31, data nella quale una suora del reparto dava assicurazioni tranquillizzanti circa il normale decorso della malattia (definita: dolori addominali) e della relativa terapia. Nello stesso senso si sarebbe espresso il colonnello medico direttore dell’ospedale con un parente del militare, sconsigliando addirittura la presenza dei congiunti in quanto il paziente sarebbe stato dimesso di lì a qualche giorno. Solo in data 3 gennaio agli sventurati genitori veniva recapitato, da un vigile urbano, un laconico telegramma con il quale li si informava che il «figlio Igino versa in gravi condizioni di vita». Recatisi immediatamente a Roma ne chiedevano l’urgente ricovero in una clinica specializzata, richiesta che veniva ostinatamente rifiutata sino a qualche minuto prima del decesso. Infatti il trasferimento del morente dal «Celio» al policlinico «Umberto I», veniva effettuato alle ore 22,30 del giorno 5, tormento definitivo, quanto inutile, perché alle 23 il Soru decedeva, tanto da ingenerare il sospetto che, quanto meno a fini statistici, l’ospedale militare avesse preferito registrare un decesso in meno.
Tenuto conto che del fatto si è ripetutamente interessata la stampa nazionale e in particolare quella sarda, e che il Ministro è stato vivamente sollecitato dal padre del Soru Igino a promuovere un’inchiesta medico-legale, con esposto pervenuto al Ministro stesso in data 26 gennaio 1978, si chiede di conoscere se tali accertamenti siano stati disposti e quali risultati abbiano conseguito. (4-01831)
Risposta
— Il militare Soru Igino venne colpito il 27 dicembre 1977 da lievi disturbi dolorosi all’epigastrio, aggravatisi il 29 successivo presso il Centro difesa elettronica di Anzio, dal quale fu inviato all’Ospedale militare di Roma. Immediatamente sottoposto agli esami del caso, questi diedero risultati di valori normali, pur in presenza di una sintomatologia -addominale dolorifica, eccettuato un accertato difetto di funzionamento epatico.
Subito dopo il ricovero, venne iniziata, nei confronti del Soru, opportuna terapia generale ed antichoc. Gli esami proseguiti nei giorni successivi evidenziarono un peggiorarsi della situazione, a causa di una compromissione pancreatica, con progressiva, contemporanea anemia e deterioramento delle condizioni generali del paziente.
Il 31 dicembre venne precisata la diagnosi di pancreatite acuta emorragica, per cui vennero instaurate le terapie più opportune. Nei giorni successivi, tuttavia, le condizioni del malato si deteriorarono a tal punto da indurre i sanitari ad esaminare l’opportunità di fare effettuare un intervento chirurgico esplorativo e curativo dell’epigastrio. A tale scopo si cercò di migliorare le condizioni generali del Soru, ma esse, nonostante l’intensa terapia, precipitarono tanto che il 3 gennaio 1978 si ritenne opportuno avvertire la famiglia del giovane.
Nei due giorni successivi il paziente presentò netti segni di compromissione cardiaca che vennero dapprima superati con adatta terapia. La sera del giorno 5 gennaio, il fenomeno, nonostante la terapia d’urgenza, si ripresentò con tale gravità da indurre le autorità sanitarie militari, anche per aderire alle richieste dei familiari, ad ordinare il trasferimento del Soru al Policlinico universitario “Umberto I” di Roma, ove il paziente decedette nella stessa notte. Il giorno 7 venne effettuata l’autopsia presso il Policlinico stesso a seguito della quale fu accertata, quale causa del decesso, una «necrosi pancreatica».
Le autorità militari hanno ritenuto che le cure praticate nei confronti del paziente, fin dal primo istante del suo ricovero, siano state adeguate e solerti: il suo caso è stato studiato accuratamente di giorno in giorno, con introduzione delle terapie più aggiornate, come dimostrano i 65 esami effettuati negli otto giorni di degenza e regolarmente riportati nella cartella clinica custodita presso l’Ospedale militare di Roma.
A maggiore garanzia, ho comunque disposto l’esecuzione di una inchiesta formale per l’acquisizione dettagliata di elementi di valutazione sui fatti e le circostanze, con particolare riguardo ai punti sui quali il padre del militare ha fondato le sue lagnanze nell’esposto citato dall’onorevole interrogante.
La Commissione d’inchiesta ha accertato che, nonostante la necessità di effettuare numerosi ed accurati esami, la diagnosi fu sollecita e la terapia adeguata, non diversamente da quanto avrebbe potuto verificarsi in qualsiasi altro ospedale o clinica civile. La Commissione ha quindi ritenuto che vadano respinte le accuse e le critiche mosse all’operato degli organi sanitari militari, nel corso dell’episodio, pur non potendo disconoscere l’esistenza di lievi lacune di ordine formale-organizzativo, che, in ogni caso, non hanno avuto alcun ruolo determinante nell’evolversi della malattia, il cui grave esito non poteva essere in alcun caso modificato.
Soggiungo che l’Amministrazione militare ha da tempo allo studio, attraverso un apposito gruppo di lavoro, il riordinamento del servizio sanitario militare al fine di consentirne, in futuro, l’armonico inserimento nel contesto del servizio sanitario nazionale.
il Ministro della difesa Ruffini
26 ottobre 1978